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21 marzo 2009

La schiavitù del giornalismo in Croazia

 

Domagoj Margetic (nella foto) attraverso il suo portale web, www.necenzurirano.com , combatte ormai da due anni per la verità e la libertà dei media e del giornalismo investigativo in Croazia. Più volte è stato vittima di tanti casi montati su misura, allo scopo di sabotare il suo lavoro, libero da schiavitù e dal servilismo del giornalismo nei confronti dei poteri forti. Questo giovane, da anni cerca di dimostrare, con documenti e prove,  il coinvolgimento delle strutture politiche nel crimine organizzato, con il supporto  delle lobbies finanziarie, che hanno finanziato gli stessi media per poi controllarli e sottometterli alla macchina della propaganda e della manipolazione. Nell’intervista rilasciata per Rinascita Balcanica, Margetic ha illustrato la condizione di schiavitù del giornalismo in Croazia, ma soprattutto quanto è difficile essere un giornalista investigativo, che riesce a toccare i punti deboli delle strutture del potere politico e economico. Dietro la sua storia personale e professionale, si nascondono le dure conseguenze del giornalismo libero e indipendente dai poteri forti in una regione difficile come quella dei Balcani.


15 luglio 2008

Convegno "Il futuro del giornalismo"

 “Il FUTURO DEL GIORNALISMO, le notizie, le idee, gli italiani, la pubblicità”. Questo il titolo del convegno, organizzato dall’Ordine della Lombardia, che si terrà il primo ottobre prossimo nell’Aula magna dell’Università Statale di Milano, dalle 9,30 alle 14. Il Convegno, al quale hanno aderito Ferruccio de Bortoli, Carlo Verdelli, Maurizio Belpietro, Rosanna Massarenti, Enrico Carelli, Paolo Mieli (deve confermare), Roberto Natale, Lorenzo Del Boca, prende spunto da una ricerca (la prima nel suo genere in Italia) che l’Ordine dei giornalisti della Lombardia ha commissionato al sociologo ricercatore (nonché giornalista) Enrico Finzi, modulata in tre sezioni. La prima misura la percezione sociale del giornalista. La seconda che guarda al futuro dei giornalismi determinati dalle nuove tecnologie. La terza esprime il bisogno non solo dei lettori ma anche della parte più sensibile degli investitori pubblicitari, di un’informazione autorevole, altamente qualificata che aggiunge qualità alla pubblicità. Enrico Finzi aprirà i lavori presentando l’indagine completa di proiezioni e dati e gli ospiti invitati commenteranno i risultati di questo primo osservatorio sulla professione del giornalista.


7 giugno 2008

Addio alla vecchia Olivetti. Era ora!

 
Vecchia macchina per scrivere addio. Il personal computer sostituisce l"Olivettì di un tempo e rivoluziona, dopo tanta attesa, l'esame per diventare giornalista professionista. Il Consiglio dei ministri ha infatti varato, su proposta del Guardasigilli, Angelino Alfano, il provvedimento che modifica il regolamento della prova scritta e offre ai candidati la possibilità di cimentarsi con lo strumento aggiornato che li accompagnerà per tutta la carriera, siano essi nella redazione di quotidiano o alla radio o, ancora, in tv. L'aumentato numero di aspiranti, la difficoltà di trovare macchine da scrivere vecchio tipo, da anni fuori produzione, la necessità di adeguarsi a tecnologie diffuse ovunque, sono alla base della scelta di cambiare. Dalla prossima sessione - sottolinea il ministero in una nota - la commissione consegnerà al candidato il cd-rom con il sistema operativo e la penna usb con il programma, dando modo al candidato di avviare il pc con cui si dovrà presentare all'esame e che potrà essere usato unicamente per scrivere, senza poter essere di supporto alle conoscenze dell'esaminando perché privo di memoria o collegamento alla rete internet. Completata la redazione dei tre testi previsti per lo scritto il candidato consegnerà alla commissione il cd e la penna usb che gli erano state assegnate per consentire di stampare l'elaborato che verrà quindi messo in busta chiusa per non essere in alcun modo riconoscibile prima della correzione.
L'ultimo passaggio è la pubblicazione del Dpr in Gazzetta ufficiale. Il provvedimento entrerà in vigore dopo 15 giorni dalla pubblicazione. Conseguentemente la sessione del 13 giugno si svolgerà ancora con la macchina per scrivere. Il nuovo corso scatterà, quindi, con la sessione dell'ottobre 2008.


2 giugno 2008

"A sangue freddo": una pietra miliare del giornalismo e della letteratura



Un fattorino disse che avevo una telefonata. Era il mio patrigno, Joe Capote, che chiamava per dire che mia madre era morta. Così volai subito a New York, completamente sconvolto ma quando arrivai all'appartamento capii che Joe era combinato anche peggio di me. Mi afferrò la mano e disse piano:

«Parla… di qualsiasi cosa, capito, di qualsiasi argomento al mondo, non ti preoccupare se la cosa mi interessa o no. Tu parla! Così almeno non crollo».

Non ce la faceva a restare solo coi suoi pensieri. Gli faceva troppo male.


Una pietra miliare del giornalismo e della letteratura, A sangue freddo, prototipo del romanzo-verità. Nel novembre 1959, Truman Capote migrò dai salotti newyorkesi alle pianure del Kansas con l’amica scrittrice Nelle Harper Lee per indagare sul brutale sterminio di una famiglia per mano di due psicopatici, poi condannati a morte. Le ricerche si trasformarono in un libro che, indagando il rapporto tra uno scrittore e il suo soggetto, mette sotto accusa gli orribili riti di morte di un Paese. Alieno sociale nel Middie West agricolo, Capote si reincarna nel corpo di Philip Seymour Hoffman che, in una performance da Oscar, restituisce sullo schermo ossessioni e fantasmi dell’autore di New Orleans, la sua inconfondibile voce infantile, il suo modo così speciale di reggere una sigaretta o un Martini.


1 maggio 2008

Un'istruzione sola

Il Direttore di un quotidiano chiama nel suo ufficio un giovanotto appena assunto e gli dà istruzioni. Anzi, gli dà un'istruzione sola.

"Quando scrive un articolo - gli dice - si ricordi: ogni frase comincia col soggetto, poi viene il predicato verbale, poi vengono i complementi. Punto, e si ricomincia. Se vuole inserire nella frase un aggettivo, venga prima nel mio ufficio e mi chieda il permesso".


17 marzo 2008

Aldo Cazzullo presenta a Marsala “Outlet Italia”

Aldo Cazzullo presenta a Marsala “Outlet Italia”

Un viaggio nelle metropoli e nelle province del Belpaese, tra l’abbandono delle piazze e la nascita di nuovi centri di aggregazione. Un ritratto impietoso e a tratti sorprendente quello con cui il giornalista Aldo Cazzullo racconta i mutamenti del costume nazionale nel libro “Outlet Italia”, che verrà presentato a Marsala giovedì 20 marzo alle 18.30, nella sala conferenze del Complesso Monumentale San Pietro.

Inviato di punta del Corriere della Sera, Cazzullo racconta nel suo saggio le nuove abitudini del ceto medio italiano, che ormai preferisce i centri commerciali ai più tradizionali spazi di condivisione. Partendo dalla descrizione dell’outlet di Serravalle Scrivia, l’autore si sofferma poi sui luoghi del divertimento di massa, conducendo il lettore in un viaggio che attraversa il Paese da Nord a Sud tramite storie poco conosciute e sorprendenti ritratti di personaggi noti alle cronache nazionali.

Piemontese di Alba, Aldo Cazzullo ha lavorato fino al 2003 per La Stampa, per poi passare al Corriere della Sera, da dove quotidianamente racconta con lucidità e un pizzico di ironia vizi e virtù dell’Italia di oggi. Tra i suoi libri “I ragazzi del Po”, “I ragazzi che volevano fare la rivoluzione”, “Il caso Sofri” e “I grandi vecchi”.

In occasione della presentazione di “Outlet Italia”, l’autore dialogherà con il giornalista di Marsala C’è Gaspare De Blasi.

L’incontro è organizzato dalla Libreria Mondadori di Marsala in collaborazione con l’agenzia Communico ed il patrocinio dell’Amministrazione Comunale. L’evento si avvale inoltre della partecipazione di un pool di sponsor, le Cantine Pellegrino, la Zicaffè, l’Hotel Carmine e l’Associazione Antiracket e Antiusura di Marsala. Contribuisce all’iniziativa anche il settimanale “Il Vomere”.

Agenzia Communico
Addetto stampa
Vincenzo Figlioli


2 ottobre 2007

Dal 5 al 7 ottobre la città estense ospita la prima edizione del festival dedicato al giornalismo e all’informazione globale

Dal 5 al 7 ottobre 2007 la città estense ospita la prima edizione del festival organizzato dal settimanale "Internazionale" e dedicato sia al giornalismo sia all’informazione globale.

foto intervento

L’indiana Arundhati Roy, il pachistano Ahmed Rashid, l’israeliana Amira Hass, gli statunitensi David Rieff e William Langewiesche, l’italiano Roberto Saviano, l’iraniana Marjane Satrapi, la turca Elif Shafak, il francese Pierre Haski, il brasiliano Mino Carta, l’iracheno Zuhair al Jezairy, il sudafricano John Matshikiza, la bielorussa Svetlana Aleksievic: sono solo alcune delle firme della stampa internazionale che si incontreranno a Ferrara dal 5 al 7 ottobre ’07.

In questi tre giorni, in presa diretta, il pubblico potrà partecipare alla costruzione di un numero “virtuale” di Internazionale: settimanale del giornalismo dal mondo che seleziona e pubblica ogni settimana, da circa trecento giornali dei diversi continenti, “i migliori articoli” di politica, attualità, cultura, economia.

A Ferrara le voci e i volti degli autori che il numeroso pubblico della rivista è abituato a leggere, sollecitati da attenti interlocutori, condurranno a “sfogliare dal vivo” il settimanale, avviando un dialogo con il pubblico.

Il Festival, promosso in collaborazione con ARCI Nuova Associazione, segue la linea editoriale della rivista, proponendo le diverse aree tematiche che scandiscono il giornale: Italieni, America Latina, Cina, Conflitti, Nel Mondo, Portfolio, Società, Intervista, Informazione. Anche le rubriche, alle quali i lettori si sono affezionati verranno proposte in loco dai diversi autori.

Non mancheranno nemmeno la fotografia, con le immagini fotografiche di Francesco Zizola, che ha al suo attivo sette World Press Photo Award, e l’incrocio tra narrativa e giornalismo, con gli scrittori Arundhati Roy (indiana), Efraim Medina Reys (colombiano), Elif Shafak (turca) e Laila Lalami (marocchina).

Due grandi eventi coroneranno quindi la manifestazione: la visione del film d’animazione Persepolis dell’iraniana Marjane Satrapi – vincitore del premio della giuria al Festival di Cannes 2007 – cui seguirà un incontro con l’autrice, e il colloquio, in chiusura del festival, tra Roberto Saviano, autore del “libro-inchiesta” Gomorra, e lo scrittore statunitense William Langewiesche.

Proiezioni cinematografiche, concerti, laboratori per bambini, una sala video con canali all news da tutto il mondo, un sito aggiornato in diretta, faranno infine da cornice a questo originale evento dedicato al giornalismo e all’informazione globale, firmata “Internazionale”.

Per maggiori informazioni, contattare Villaggio Globale International attraverso l’indirizzo elettronico a.lacchin@villaggioglobale.191.it indicando il codice “GSG021007” nell’oggetto.




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16 settembre 2007

Il vecchio praticantato redazionale con assunzione resta ancora in vigore

Secondo la riforma universitaria “Mussi”, il vecchio praticantato redazionale con assunzione resta ancora in vigore poiché i nuovi provvedimenti saranno operativi dall’anno accademico 2008/2009.

foto intervento Il Ministero dell’Università e della Ricerca (MIUR) ha recato le linee guida per l’istituzione e l’attuazione dei corsi di studio di lauree e lauree magistrali, che dà il via alla riprogettazione integrale di tutti i corsi di laurea di primo e di secondo livello tra il 2008 e il 2010.
Tra le lauree magistrali (94 in tutto), in questo atto di indirizzo, è stata inserita la “Classe delle lauree magistrali in INFORMAZIONE E SISTEMI EDITORIALI” al punto LM-19, che si consegue con 120 crediti.
In ogni caso, la via universitaria continuerà a coesistere con quella tradizionale del praticantato in redazione, previa assunzione aziendale.
Non sono aboliti neanche i master universitari di primo e di secondo livello, ma non daranno alcun titolo. Pertanto, è ipotizzabile che le Università in cui si svolgono master biennali in giornalismo si dirigeranno verso la laurea magistrale, con valore legale anche ai fini di concorsi pubblici.
FOTO: Il Ministro Fabio Mussi (da MIUR)




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24 agosto 2007

Al via la III edizione della Scuola del viaggio

Sarà il monologo teatrale di Gianluigi Tosto “ODISSEA PER VOCE SOLA”, ad aprire a Marsala la III edizione della scuola del viaggio. Domani alle 21.00, al Chiostro dell’ex Convento del Carmine, l'attore Gianluigi Tosto, interprete di numerosi recital sulla poesia contemporanea indiana, israeliana e palestinese, alla maniera del cantastorie, narrerà delle lunghe peregrinazioni di Ulisse e suonerà alcuni semplici strumenti dal suono arcaico ed evocativo. Saranno i ricordi di Ulisse a parlare quest’anno delle emozioni universali e senza tempo legate all’esperienza del viaggio: la nostalgia di casa, lo stupore, la meraviglia e la paura degli incontri, la determinazione dell’affrontare le difficoltà, la commozione del ritorno. L'ingresso è libero.


Poca teoria, voglia di esplorare e tanta pratica.
Sono questi gli ingredienti della Scuola del Viaggio 2007 che, dopo il successo delle prime due edizioni, torna a Marsala dal 25 agosto all'1 settembre, con 21 posti riservati agli iscritti delle Università di Pavia, Pisa e Lugano, e 7 agli studenti universitari, neolaureati e dottorandi della provincia di Trapani. La Scuola del Viaggio aprirà i battenti sabato, alle ore 21.00, in piazza Carmine, dove si terrà lo spettacolo inaugurale di Gianluigi Tosto. I laboratori inizieranno il giorno seguente a San Pietro.
Una settimana di laboratori di scrittura, fotografia, video e disegno, per apprendere sul campo, con la guida di esperti, l’uso dei diversi strumenti per raccontare la propria esperienza di "viaggiatori". I partecipanti avranno l'opportunità di seguire laboratori di scrittura, fotografia, video, carnet di viaggio. Attraverso i cinque sensi, svilupperanno la capacità di osservare, capire, sentire e raccontare.
La Scuola del Viaggio nasce da un’idea di Claudio Visentin, docente presso l’Università della Svizzera italiana di Lugano, e sviluppata nell’ambito delle attività del Laboratorio di ricerche mediterranee di Marsala, diretto dal professore Dan Vittorio Segre.
Il Laboratorio, nato nel 2004 proprio da una joint venture fra le Università di Pavia, Pisa e della Svizzera Italiana, svolge attività di ricerca e di insegnamento di livello universitario, promuove iniziative editoriali, organizza convegni, seminari, workshop, legati alla storia, all'archeologia, all'arte e alle culture del Mediterraneo.
Il programma di quest’anno prevede, oltre ai laboratori tenuti dallo scrittore Andrea Bocconi e dal fotografo e giornalista professionista, autore di reportage di viaggio, Alessandro Gandolfi, un nuovo laboratorio di “Carnet di viaggio”, guidato dal pittore Stefano Faravelli, autore di numerosi carnet, tra cui “Mali” e “Cina”, editi da EDT.
La settimana sarà divisa tra mattine in aula e pomeriggi alla scoperta del territorio, tra paesaggio e cultura. I partecipanti visiteranno l'isola di Mozia, Favignana e naturalmente la città di Marsala. Avranno anche delle mattinate libere, in piena autonomia, per scrivere e fotografare, in vista della preparazione del reportage. Al termine della scuola, infatti, a ciascun partecipante sarà richiesto di presentare un elaborato, a scelta tra racconto, poesia, diario o carnet di viaggio, album fotografico o filmato.
Tutti gli elaborati saranno poi pubblicati sul sito www.scuoladelviaggio.it e i migliori saranno raccolti in un volume della collana della "Scuola del Viaggio".
La summer school, realizzata, oltre che con il contributo del Comune di Marsala, anche con il sostegno della Fondazione Bosca di Canelli, Garnell Corporate Finance and Restructuring e in collaborazione con Edit, Guanda, Rizzoli, Touring Club Italiano e Segni dagli Orizzonti, non si esaurisce con il corso estivo, ma prosegue con i Quartieri d'inverno, una serie di incontri che si terranno nelle tre università madrine, fra cui anche 1'Usi. 

Elisa Giacalone


15 giugno 2007

VIETNAM: otto anni di carcere a prete giornalista

Un sacerdote che dirige un periodico on-line è stato condannato per aver espresso critiche contro il regime e la sua politica.

foto intervento In qualità di direttore del periodico on-line “Tu Do Ngon Luan” (che, in lingua viet, significa "libertà di espressione"), Nguyen Van Ly, prete cattolico di 60 anni, è stato condannato a otto anni di carcere da un tribunale in Vietnam per aver espresso sul Web critiche al regime e alla sua politica. Il webgiornalista vietnamita non si è, infatti, fatto intimidire dalla prima pena di quattro anni inflittagli per lo stesso motivo, finita di scontare nel 2005.
Durante una conferenza internazionale sulla libertà nel mondo svoltasi a a Praga nei giorni scorsi, si è chiesta la liberazione immediata sia per lui sia per altri dissidenti di diverse religioni e nazionalità.


9 maggio 2007

"12-13 maggio, Orgoglio Laico"

"12-13 maggio, Orgoglio Laico", scritta arancione che campeggia su una Piazza Navona in bianco e nero, colma di cittadini romani che festeggiano la vittoria referendaria del divorzio. Così la prima pagina di "Agenda Coscioni"*, mensile dell'associazione Luca Coscioni giunto al suo quinto numero annuale, quello di maggio. Il numero è dedicato in larga parte alla convocazione di "Coraggio Laico", la manifestazione che radicali e socialisti, assieme a decine di altre associazioni, personalità e testate giornalistiche, hanno convocato per il 12 maggio per celebrare la vittoria dell'Italia laica ed europea che venne alla ribalta trentatrè anni fa, in un momento in cui il voto referendario per mantenere la legge sul divorzio spazzò via i timori di un ceto politico ansioso fino all'ultimo di evitare la consultazione popolare. All'interno un dossier-approfondimento, con interventi esclusivi di bioeticisti, giornalisti, sociologi e giuristi (Gilberto Corbellini, Diego Galli, Enrichetta Buchli, Filomena Gallo, Bruno De Filippis ed altri) che affrontano la rivoluzione in corso dell'istituto familiare, da tempo allontanatosi dal modello unico della "famiglia naturale". Gli editoriali dei dirigenti dell'associazione Coscioni, Marco Cappato (segretario) e Rocco Berardo (vicesegretario), illustrano le motivazioni e le necessità di un rinnovato impegno laico, in tutta Italia e a partire dalle realtà locali. Infatti, da domenica 6 maggio 2007, "Agenda Coscioni" è uscita in edicola, e così sarà di norma ogni prima domenica del mese, in allegato con "Otto pagine", quotidiano di Avellino e provincia.




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17 aprile 2007

«La Repubblica»: sette giorni di sciopero per quotidiano e web

Sette giorni di sciopero immediato. Li ha proclamati il comitato di redazione del quotidiano «La Repubblica», al termine di un'assemblea indetta per valutare il rifiuto, da parte dell'azienda, di intavolare una trattativa sindacale sul blocco delle sostituzioni per malattia. Il quotidiano, quindi, oggi non è in edicola mentre il sito non viene aggiornato. Alle ore 15, il cdr di «Repubblica» ha convocato una conferenza stampa per illustrare i motivi della protesta.




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20 marzo 2007

Primo Festival Internazionale del Giornalismo con Ezio Mauro, Marco Travaglio, Daria Bignardi, Enrico Lucci ed altri ancora

A Perugia il Festival Internazionale del Giornalismo


Si svolgerà dal 22 al 25 marzo il primo Festival Internazionale del Giornalismo, prima manifestazione italiana dedicata interamente al mondo dell'informazione.
Quattro giornate accese da dibattiti e animate da interviste taglienti sui temi scottanti dell'informazione, dove troveranno ampio spazio anche momenti di approfondimento culturale e di informazione spettacolo.
Si alterneranno sul palco del Festival alcune delle più importanti voci del giornalismo come Piero Ottone, Ezio Mauro, Edmondo Berselli, Claudio Sabelli Fioretti, Marco Travaglio, Daria Bignardi, Enrico Lucci, Gian Antonio Stella, Andrea Glucksmann, Eric Laurent, Imad al Atrache, Gideon Levy e Sari Nusseibeh.
Ad inaugurare la prima edizione del Festival, in collaborazione con il Censis, la presentazione in anteprima della pubblicazione Le Diete Mediatiche degli Italiani nello Scenario Europeo, sesto rapporto Censis/Ucsi sulla comunicazione in Italia. L'edizione 2007 del Festival vede anche il lancio del primo concorso giornalistico Ilaria Alpi e Miran Hrovatin.
Una storia ancora da raccontare, organizzato in collaborazione con l'Associazione Ilaria Alpi.
Il concorso, rivolto agli studenti di scuola superiore, universitari e studenti di scuole di giornalismo, è diviso in due sezioni, carta stampata e video giornalismo, per ciascuna delle quali è previsto un premio di 1.000 euro.
Si parlerà, inoltre, del progetto Studenti senza frontiere (Etudes sans Frontieres), a cui Anna Politkovskaya, Andrea Glucksmann e il figlio Rafael Glucksmann, che sarà presente all'incontro, lavorarono insieme.
Il progetto Etudes sans Frontieres si pone l'obiettivo di sostenere studenti provenienti da Paesi in conflitto o in grave crisi politica, ove risulta impossibile l'esercizio del diritto fondamentale allo studio, nella convinzione che l'istruzione e l'educazione rappresentino una condizione essenziale alla ricostruzione e alla riorganizzazione del tessuto sociale di un Paese.
A testimonianza del progetto è previsto l'intervento della giovane scrittrice Milana Terloeva, prima studentessa cecena del gruppo di ESF a laurearsi in giornalismo presso la Facoltà di Scienze Politiche dell'Università di Parigi nel 2006.
Tutti gli incontri e l'ingresso alle mostre sono ad ingresso libero.

Per maggiori informazioni: www.festivaldelgiornalismo.com




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19 marzo 2007

CONFERENZA STAMPA o SOFFERENZA STAMPA?

GIORNALISTI E PR ALLE TERME LONTANI DA ANSIE DA CHIUSURA E DALLA QUOTIDIANA FRENESIA LAVORATIVA. UN DIBATTITO SUL LORO SPESSO DIFFICILE RAPPORTO IN UN CORSO AVANZATO PER UFFICI STAMPA CHE VEDE “IN CATTEDRA” ESCLUSIVAMENTE GIORNALISTI

CONFERENZA STAMPA o SOFFERENZA STAMPA?
Questo il titolo del corso per uffici stampa organizzato, in formula weekend, a Salsomaggiore Terme da Mirandola Comunicazione.
Testate coinvolte:
APCOM, Corriere della Sera – CorrierEconomia, Distretto PMI - 01net, Il Sole 24 ORE, La Gazzetta di Parma, Pubblica, Radio Capital, RAI, 24 Minuti.

Che cosa chiedono i giornalisti ai comunicatori? Che cosa ostacola un sereno rapporto fra giornalisti e uffici stampa? Come migliorare questa, spesso difficile, relazione? Come porre le basi per una sempre più utile ed efficace collaborazione? Che cosa significa “notizia”? Come evitare messaggi pubblicitari e dosare con raziocinio le tanto odiate recall? Queste alcune delle domande cui si intende rispondere in questa due giorni di confronto e dibattito tra giornalisti e uffici stampa. Chi meglio di un giornalista può illustrare agli uffici stampa il funzionamento della propria redazione? Chi meglio di lui può svelare che cosa avviene dietro le quinte, che cosa accade nelle redazioni, come mirare la comunicazione e come, in definitiva, rispondere alle sue esigenze?
“Sempre più spesso, nella nostra professione, si prova la spiacevole sensazione di essere «invasori» della privacy dei nostri interlocutori principali, i giornalisti. – ha dichiarato Marisandra Lizzi di Mirandola Comunicazione - Vacillano talvolta fiducia e motivazione, quando si percepisce dall’altro capo del telefono una tensione lavorativa, una corsa folle, che talvolta avvertiamo come chiusura o mancanza di interesse. Si vive sempre più frequentemente l’ansia da sala vuota, quando organizziamo una conferenza stampa in un clima di sempre più alta inflazione comunicativa.

10 giornalisti in “cattedra”, 10 tipologie di media rappresentate: agenzie, internet, quotidiani, settimanali, mensili, free press, radio, tv, locali, collaboratori.
2 giorni di full immersion senza ansie da chiusura, ma solo con lo scopo di incontrarsi per migliorare la qualità della collaborazione.

Venerdì 13 – Sabato 14 – Domenica 15 aprile
Hotel Villa Fiorita
Via Milano, 2 Salsomaggiore Terme (PR)
www.hotelvillafiorita.it

Per informazioni:
Per ulteriori informazioni:
Elena Senarigo
MIRANDOLA COMUNICAZIONE
Tel: 0524/574708
Mail: elena@mirandola.net




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17 marzo 2007

580 giornalisti morti in quindici anni durante lo svolgimento del proprio lavoro

Cinquecentottanta giornalisti morti in quindici anni in tutto il mondo, durante lo svolgimento del proprio lavoro, o in seguito alle loro inchieste, ai quali vanno aggiunti almeno altri duecento decessi sospetti.

Il preoccupante dato emerge dalle statistiche, in costante aggiornamento, del CPJ (Committee to protect Journalist), riferite al periodo che va dal Gennaio 1992 all’Agosto 2006, dalle quali è possibile ricavare importanti segnali circa i rischi che si corrono nello svolgere questa professione.

Come è facile intuire non tutte le mansioni del giornalista sono ugualmente rischiose. Quasi una vittima su tre era un inviato di guerra, una su quattro si occupava di politica, mentre una su cinque aveva svolto inchieste sulla corruzione. Significativo anche che una vittima su dieci ci occupasse principalmente del rispetto dei diritti umani.

Il medium più attaccato è di gran lunga la carta stampata, per cui lavoravano più della metà dei caduti, soprattutto reporter, ma anche, seppure in misura inferiore, editori e opinionisti. Seguono in questa triste classifica la televisione e la radio. Solo al quarto posto internet, complice una storia ancora breve, per cui lavoravano l’uno percento dei giornalisti.

Nella quasi totalità dei casi le vittime sono professionisti locali, un dato spesso ignorato vista l’eco mediatica suscitata dagli inviati morti in missioni all’estero; e nove su dieci sono uomini, sintomo di un panorama informativo internazionale che vede l’uomo in una posizione largamente maggioritaria.

In ben sette casi su dieci i giornalisti vengono deliberatamente assassinati. I committenti dell’omicidio sono soprattutto gruppi politici, organi governativi e gruppi criminali che ricorrono in un caso su quattro al rapimento preventivo.

Ma il dettaglio più interessante dell’intera ricerca è dove avvengono queste morti, un dato che fotografa in maniera eccellente la differente libertà concessa alla stampa nei vari paesi del mondo. Scontato il primo posto dell’Iraq con ben 78 decessi, che nel periodo 1992-2006 ha vissuto due guerre, una delle quali è ancora in corso; seguono l’Algeria con sessanta decessi, devastata da una sanguinosa guerra civile, e la Russia (42). Proprio la Russia è recentemente finita sotto i riflettori per l’assassino della celebre giornalista Anna Politkovskaja, solo l’ultima vittima tra i reporter che hanno indagato sulla corruzione dilagante della classe politica russa. Al quarto posto si trova la Colombia con 37 decessi, spesso collegati a inchieste sul cartello di produttori e trafficanti di stupefacenti, tradizionalmente molto forte nel paese Sudamericano. Tra gli altri stati che meritano una citazione vi sono le Filippine (29), l’India (22) e la Bosnia (19).

Dei cinquecentottanta giornalisti morti, solo sette sono italiani, sei dei quali inviati all’estero, come Ilaria Alpi in Somalia, Maria Grazia Cutuli in Afghanistan ed Enzo Baldoni in Iraq.

Ultimo e preoccupante dato è quello riguardante le conseguenze per gli assassini. Giustizia piena è stata fatta solo nel 7 percento dei casi; in più di otto casi su dieci vi è infatti la totale impunità del reato. E’ la beffa finale che si aggiunge al danno.

 

Fonte www.cpj.org




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12 marzo 2007

Andrea Spadoni, giornalista pubblicista, racconta al Grande Fratello 7 anni di precariato mal pagato

Andrea Spadoni, concorrente del Grande Fratello 7, si sfoga in diretta notturna e, sul digitale terrestre, racconta anni di precariato mal pagato

La vita alla Poligrafici editoriale? Un inferno, a sentire il collaboratore ora nella casa più famosa della tv.
Sono le due di notte quando Andrea Spadoni, giornalista pubblicista e collaboratore della redazione di Montecatini de “La Nazione” si sfoga con gli altri inquilini della casa del Grande fratello 7 e racconta cosa vuol dire essere precario.
I protagonisti del padre di tutti i reality stentano a credere che Andrea Riffeser Monti paghi 8 euro a pezzo i collaboratori.
Spadoni prosegue parlando di calci nel sedere beccati dopo un anno di stage e di come sia stato superato per i contratti a termine. E Andrea è uno che le notizie le sa trovare.
Sul sito www.andreaspadoni.splinder.com, dedicato al sua partecipazione televisiva, c’è un interessante sunto.
Lo sfogo del giornalista precario è andato in onda a tarda notte e sul digitale terrestre. Mediaset si è ben guardata dal trasmetterlo in prima serata o durante la striscia quotidiana. E Qn, fascicolo nazionale del gruppo Poligrafici, dove c’è il diario quotidiano del programma, non ha detto nulla in proposito.




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9 marzo 2007

Tecnologia e Giornalismo, tra l'informazione e il business

Si è tenuto, stamattina, a Torino (nella storica sede del Circolo della Stampa, Palazzo Ceriana Mayneri, Corso Stati Uniti, 27), il seminario “Tecnologia e Giornalismo: tra l'Informazione e il business. Nelle TV, nella radio, nei giornali, nelle testate e nell'editoria locali", organizzato dall'Ordine dei Giornalisti del Piemonte, Associazione Stampa Subalpina e CSP.
Un momento di confronto e aggiornamento dedicato all'innovazione tecnologica e alla convergenza digitale applicata al mondo dell'editoria e del giornalismo, settori particolarmente toccati dall'affermazione delle nuove tecnologie da internet al digitale.
All'interno dei gruppi di lavoro “Radio, TV Digitale” e “Editoria, giornalismo online” esperti di tecnologie e giornalisti si sono confrontati sull'impatto che la rivoluzione digitale ha avuto sulla professione, il mercato dell'informazione e le sue prossime evoluzioni. 
Gli argomenti chiave hanno spaziato dai blog alla IPTV, dalla Radio digitale al web 2.0, ai nuovi format pubblicitari, all'ADV online. Una tavola rotonda dedicata alle licenze Creative Commons e a nuove forme di tutela della proprietà intellettuale ha chiuso la giornata di studio.




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5 marzo 2007

Diventare giornalisti? Non servono lauree e master ma idee, proposte, spunti…

Cosa voglio dai collaboratori
di Montecristo
Il prossimo che si presenta con il solito curriculum lungo un chilometro, non lo sto nemmeno ad ascoltare
Cari aspiranti collaboratori (almeno della cronaca, che è di mia competenza), adesso basta. Basta davvero. Scusatemi il linguaggio franco e crudo, ma è solo nel vostro interesse: il prossimo che si presenta con il solito curriculum lungo un chilometro, non lo sto nemmeno ad ascoltare. Gli dico di no, niente collaborazione, punto e basta.

Non me ne frega niente di due lauree e quattro master: servono idee, proposte, spunti… sedetevi qui, davanti a me, e invece che farmi vedere i vostri bei curricula, sbattetemi sul tavolo, anzi, sul muso, articoli, pezzi, servizi, scoop. Roba buona, interessante, nuova, vera: ve la pubblico subito, in prima pagina, senza nemmeno chiedervi come vi chiamate.

Smettetela di dirmi che avete studiato lì, avete fatto esperienza là, vi siete laureati con Tizio, Caio e Sempronio, avete il master di quella scuola e la specializzazione di quell’altra… no, ditemi: stanotte, dormendo in stazione coi barboni, ho seguito le mosse degli spacciatori; questo è il pezzo che documenta come riescano a muoversi, con la complicità dei ferrovieri e dei poliziotti.

Oppure ditemi: mi sono finto “cliente”, e questo è il servizio che documenta come dietro al cimitero di notte vengono piazzati i bambini ai pedofili che calano dalla Svizzera. Reso l’idea? Portate i "fatti", vedrete che troverete spazio.

A margine altra cosa, tanto per dirla tutta e per parlare anche di soldi, e sempre nel vostro interesse: posto per tutti non c’è. Sappiate che solo uno su mille ce la fa (forse) ad essere assunto. Tenetelo ben presente, non fatevi illusioni, non perdete tempo, non correte dietro ai mulini a vento con i due euro che passa il giornale.

Se oggettivamente avete le possibilità, e se soggettivamente avete la passione, lo spirito, la verve, provateci, ma state attenti, la situazione è questa. Niente trucchi e niente imbrogli, almeno da parte mia.
Montecristo
p.s. Questo è uno sfogo. Forse.

Da
www.ilbarbieredellasera.it




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24 febbraio 2007

La rivoluzione di 'Panorama': un giornale radicalmente ripensato

Il direttore di Panorama, Pietro Calabrese, ha totalmente ripensato il newsmagazine della Mondadori e spiega come e perché.
“La prima cosa che mi sono detto è che se non posso gareggiare con i quotidiani per quanto riguarda la velocità delle notizie, ho però un grande vantaggio perché il nostro mondo – tra giornali, televisione, radio, Internet, blog, telefonini, ecc. – è maciullato dalle notizie, siamo sommersi dalle notizie”, sostiene Calabrese. “A volte non mi ci ritrovo nemmeno io che sono trentasette anni che faccio questo mestiere, figurarsi un disgraziato che si trova in questo mare magnum, in questo terremoto di notizie quotidiane. Quindi prima risposta: occorre fare una selezione”.
“La prima parte del nuovo Panorama è fatta di notizie fresche, agili, scritte bene, non lunghe, molto selezionate, con un massimo di due pagine per la notizia più importante e un minimo di 15 righe per la più breve”, anticipa Calabrese.
“Però mi aspetto anche che il settimanale mi dia l’orientamento, cioè, dopo avermi selezionato le notizie, mi aiuti a comprendere quello che sta succedendo”, continua Pietro Calabrese. “Quindi c’è una seconda parte del giornale che si chiama Approfondimenti nella quale si scelgono cinque o sei avvenimenti, fatti, personaggi – l’inchiesta, il caso, l’incontro, l’intervista – che si leggono lentamente e senza interruzioni. Questa seconda parte, che è quella caratteristica del nuovo Panorama, è una grossa fetta della scommessa del nuovo giornale”.
“La terza parte riguarda il vivere in maniera dolce e intelligente, al meglio possibile”, spiega Calabrese. “Si tratta della parte che è rimasta più legata all’attuale Panorama, però con il tentativo – e questa è l’altra grande scommessa del nuovo giornale – di un linguaggio chiaro, perché non se ne può più delle cose complicate! Un linguaggio piacevole e accompagnato da una grafica semplice, chiara, stimolante”.
“Abbiamo anche deciso di fare una copertina nuova con la testata disegnata in grande e una scelta in controtendenza alla moda del momento: una copertina pulita. Ci sarà un tema, una scelta, l’orgoglio di un solo soggetto. Panorama quella settimana ha scelto quella cosa. Se credete in noi seguiteci in questa scelta”, prosegue Calabrese. “E uno dei punti fondamentali è che il 9 marzo, quando uscirà il nuovo Panorama, uscirà anche il nuovo sito (
www.panorama.it). Sul giornale stampato ci sarà una pagina speciale dedicata ai lettori che amano fare i giornalisti e a fondo di tutti gli articoli ci saranno molti richiami evidenziati che riguardano il mondo di Internet. Ogni articolo pubblicato su Panorama avrà un corrispettivo molto più ampio su Internet. E tutti i giornalisti avranno un blog personale”.




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13 febbraio 2007

Il New York Times sarà solo on line. Le notizie ormai hanno gambe loro e viaggiano veloci

C’era una volta il New York Times
«Non so davvero se fra cinque anni stamperemo ancora il New York Times. E volete sapere una cosa? Neanche me ne importa». Fosse stato un altro editore, Arthur Sulzberger avrebbe avuto la pressione alle stelle e l’azienda in rivolta. La storica testata da quattro anni ha i bilanci in rosso e si tratta di cifre a sei zeri. La scorsa settimana il gruppo editoriale ha dichiarato una perdita di 570 milioni di dollari, un buco provocato dal quotidiano Boston Globe. Di qui a 5 anni, dichiara Sulzberger al quotidiano israeliano Haaretz, il New York Times non avrà più le sue paginate larghe, da giornale di una volta. Sarà on line.


Non ci saranno rotative
, né edizioni straordinarie: il New York Times viaggerà sul web. «Internet è un posto meraviglioso e su questo terreno noi siamo davanti a tutti», ha spiegato Sulzberger, che da buon editore sa far di conto: il prestigioso quotidiano ha ormai più lettori on line che non tradizionali, la versione elettronica ha un milione e mezzo di contatti al giorno, quella stampata è ferma da tempo a poco più di un milione, 1,1 per l’esattezza.

Cifre di tutto rispetto in ogni caso, ma con una differenza fondamentale. Viaggiando on line non c’è bisogno di spendere per carta, inchiostro, trasporti, distribuzione. I costi si abbattono verticalmente e non c’è editore insensibile ad argomenti di questo tenore. Del resto anche la pubblicità si sta progressivamente trasferendo sul web e i dati, a sentire l’editore, dimostrano che i lettori più giovani si possono intercettare più facilmente con le nuove tecnologie: l’età media dei lettori del quotidiano di carta è di 42 anni, mentre on line è di cinque anni di meno.

Il viaggio, per dirla con Sulzberger, è già iniziato. Il desk del giornale cartaceo e dell’on line sono già stati unificati, non senza qualche resistenza della redazione. «Sapete com’è il desk di un giornale? È come un pronto soccorso, o un sistema militare, entrambi sono molto orientati sul loro scopo e entrambi molto difficili da cambiare», dice l’editore. Ma la strada è segnata e anche la necessità di tenersi aggiornati con le nuove tecnologie non sembra un problema. «L’ultimo grande investimento che abbiamo fatto sulla stampa non ci è costata meno di un miliardo. L’ampliamento e il potenziamento dei siti non arriva a queste cifre», è l’aritmetica di Sulzberger.

Il trasloco sul web, che solo qualche anno fa sembrava un’ipotesi destinata ai prossimi decenni, non avviene ad occhi chiusi. Il gruppo del New York Times ha assoldato un team di cinque persone che si tengono al passo con tutto quello che c’è di nuovo nel mondo elettronico e ha firmato un accordo con Microsoft per distribuire il giornale on line attraverso un software dedicato che consentirà un più facile «sfoglio» delle pagine sullo schermo, in particolare sui computer portatili. «Credo davvero che l’esperienza di lettura del giornale possa essere trasferita a queste macchine», dice l’editore.

Il giornale on line non sarà gratuito e Sulzberger non teme la concorrenza dei milioni di blog e siti che straripano dalla rete, scaricando tonnellate di informazioni di ogni tipo, anche se riconosce che il suo quotidiano non è più il punto di riferimento assoluto che era. Le notizie ormai hanno gambe loro e viaggiano veloci: una volta per sapere che cosa si muoveva nel teatro, bastava sfogliare il giornale, oggi ci sono un’infinità di siti specifici che si muovono più rapidamente. Piuttosto che fare la guerra al mondo on line, meglio integrarne quanto c’è di meglio: «Noi abbiamo bisogno di far parte di questa comunità». Con la certezza che anche on line il New York Times sarà sempre il New York Times. «Noi ci prendiamo cura delle notizie - dice l’editore -. La gente non clicca sul nostro sito per leggere blog. Vuole notizie da fonti sicure, in cui poter credere».


di Marina Mastroluca
da l'Unità




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12 febbraio 2007

Diventare reporter? Anche il Web può servire


Daniele Biacchessi, redattore di Radio24, autore di numerosi libri, è tra i protagonisti del giornalismo d'inchiesta nel nostro Paese: nel 2004 e nel 2005 riceve il Premio Cronista per un'inchiesta sul terrorismo islamico in Italia e una ricostruzione dell'omicidio dell'editorialista del Corriere della Sera, Walter Tobagi.
A Biacchessi abbiamo posto qualche domanda sul futuro del giornalismo di inchiesta in Italia.

D: In questi giorni sta godendo di un grande successo
editoriale il libro "La scomparsa dei fatti" di Travaglio mentre sembra che, a parte Report, il giornalismo di inchiesta sia sparito dai palinsesti e dalle colonne dei giornali o surrogato da trasmissioni di intrattenimento tipo Iene o striscia. Lei come giudica lo stato di salute del giornalismo di inchiesta?

Biacchessi:
Bisogna intendersi su cos'è stato e su cosa è oggi il giornalismo d'inchiesta. Io faccio parte di quella generazione di giornalisti nata professionalmente verso la metà degli anni '70. I miei maestri sono stati Marco Nozza, Giorgio Manzini, Ibio Paolucci, Bruno Ambrosi, Corrado Stajano. Erano dei grandi e straordinari narratori e cronisti, cioè miscelavano la certezza dei fatti con la capacità di raccontare. Nella seconda metà degli anni Settanta iniziai un lavoro serrato di controinformazione. C'erano le verità ufficiali e quelle negate, quelle scomparse. L'incidente di Seveso all'Icmesa del 10 luglio 1976, il terremoto in Friuli del '76 e quello in Irpinia dell'80, la strage alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980, l'attentato sul rapido 904 nel 1984, la strage di Ustica, l'uccisione di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Di questi e molti altri fatti mi sono occupato con passione. Troppe volte ci siamo trovati davanti a verità occultate dagli apparati dello Stato. Il giornalismo d'inchiesta non si deve però sostituire alla magistratura. Deve raccontare ciò che vede e ciò che sa.

D: Secondo Lei le Radio sono sempre un buon canale di ingresso e formazione nel mondo del
giornalismo per un giovane?

Biacchessi
Le radio sono un canale straordinario di ingresso nel mondo del lavoro. Ma non basta solo la passione. Nel' 75, ai tempi delle prime radio libere, ci siamo trovati in migliaia nel posto giusto al momento giusto. Si rompeva il monopolio della Rai e c'erano nuove idee. Avevamo tutti 18 anni. Oggi le radio sono grandi imprese, grandi aziende e macchine di ascolti e di pubblicità. Bisogna studiare con attenzione l'evoluzione dei linguaggi in campo radiofonico, frequentare corsi e Università, iniziare magari da una radio via web che offre nuove possibilità tecnologiche e sperimentali.

D: E' sempre difficile dare consigli ma qual'è il primo che darebbe ad un giovane che aspira a diventare "giornalista investigativo"?

Biacchessi: Non credere mai alle verità ufficiali e verificare con attenzione ogni notizia.
Bisogna sapere che le giornate possono essere di 25 ore e i giorni durare anni.

Pier Luigi Tolardo

(Tratto da
www.infocity.it)





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2 febbraio 2007

A Perugia il Festival Internazionale del Giornalismo

Nasce a Perugia il Festival Internazionale del Giornalismo, la prima manifestazione nel panorama nazionale dedicata interamente al mondo dell'informazione. Dal 21 al 25 marzo 2007 le più importanti firme dell'universo giornalistico daranno vita ad un festival che vuole essere un contenitore di tutto ciò che fa notizia. Quattro giornate accese da dibattiti e animate da interviste taglienti sui temi "scottanti" dell'informazione, dove troveranno ampio spazio anche momenti di approfondimento culturale e di informazione spettacolo. Info: www.festivaldelgiornalismo.com, Stampa: Il Filo di Arianna, Tel. 075.505.58.07




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26 gennaio 2007

Diritto di cronaca, tutela della privacy e diffusione delle notizie

Come comunicare su stampa e sul web muovendosi nell'ambito delle regole del diritto di cronaca, della tutela della privacy e della diffusione delle notizie?

Sono gli argomenti al centro del dibattito che si svolgerà allo "Una Hotel Century" milanese il 31 gennaio. Il convegno dal titolo Media Relations: corretta informazione e tutela della riservatezza, farà il punto su "prevenire i reati nell'attività giornalistica, di media relations e uffici stampa comunicando responsabilmente l'immagine aziendale nel rapporto con i media".

Si parlerà dunque di responsabilità nella comunicazione su stampa e sul web, diritto di cronaca, tutela della privacy, diffusione delle notizie, responsabilità del direttore, diffamazione, applicazione del regime della stampa a Internet e altro ancora.

Tra i diversi interventi previsti quelli degli avvocati Fulvio Sarzana di S. Ippolito e Daniele Minotti nonché di Franco Abruzzo, presidente dell'Ordine dei giornalisti della Lombardia.




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24 gennaio 2007

La BBC sperimenta il giornalismo senza redazione

L'emittente pubblica del Regno Unito ha lanciato un progetto sperimentale di "citizen journalism" (l'informazione fatta "dal basso", ovvero da persone non specializzate che utilizzano le tecnologie digitali) con il contributo dell'Università di Brighton.

18 studenti useranno un handset Nokia della Nseries e un device Gps Garmin Etrex per creare una galleria online mirata a «esplorare come in futuro le persone potranno usare questi strumenti per catturare e condividere storie multimediali».

Collaborazione fra BBC Innovation e Ymogen, il progetto si affianca a un’altra notizia relativa al prestigioso network d’informazione britannico. Sta per partire la partnership con Azureus, client in BitTorrent, per la distribuzione negli Stati Uniti di spettacoli Tv e altre produzioni originali della BBC.

Ciò avverrà tramite la nuova piattaforma Zudeo, servizio di file-sharing per video ad alta definizione e di qualità tipo Dvd.

Grazie a questi dispositivi, i reporter potranno inviare ed aggiornare notiziari Web con la semplice pressione di pochi tasti, scavalcando i processi redazionali del giornalismo più tradizionale.

Gli esperti di Bbc Innovation, riportano gli osservatori del portale Journalism.co.uk, "stanno collaborando con l'Università di Brighton, Nokia e Ymogen, un'azienda specializzata in consulenza web, per creare nuove forme narrative nate dall'unione di vari strumenti di comunicazione".

Le storie ed i resoconti realizzati dagli studenti saranno online entro la fine di gennaio, fanno sapere i portavoce. L'uso di ricevitori Gps serve per fornire maggiore "profondità" alle narrazioni dei reporter: integrando le informazioni fattuali con una serie di rappresentazioni geografiche, aggiornate in tempo reale, i responsabili di Bbc Innovation sperano di esplorare nuove frontiere del giornalismo multimediale.





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23 gennaio 2007

Per giornalisti scientifici c'è l'opportunità di formazione ad Harvard

Formarsi alla Harvard Medical School. È questo il premio allestito da Fondazione Armenise-Harvard e UGIS (Unione Giornalisti Italiani Scientifici) in forma di Borse di Studio riservate a colleghi già operanti, in Italia, nel ramo giornalistico-scientifico.

Durante il soggiorno di giugno a Boston- interamente coperto a livello economico dalle Borse di Studio- i vincitori del concorso, selezionati tra giornalisti italiani agli esordi od a metà della loro carriera che abbiano presentato regolare domanda, avranno la possibilità di intervistare importanti scienziati e di osservare e commentare il loro lavoro di ricerca.

Potranno inoltre conoscere i metodi della comunicazione scientifica “made in USA”, frequentare alcune importanti redazioni di settore e prender parte al prestigioso Simposio annuale della Fondazione Armenise-Harvard, che si terrà a Newport, Rhode Island. I destinatari dell’offerta formativa sono giornalisti che abbiano una adeguata conoscenza della lingua inglese, precedenti esperienze di redazione di articoli scientifici e di copertura di notizie riguardanti la ricerca di base.

Le domande, che saranno analizzate e selezionate da una commissione ad hoc di esponenti della Harvard Medical School e dell’UGIS per poi passare al vaglio del Comitato Garanti della Fondazione Giovanni Armenise-Harvard, vanno presentate entro il 15 marzo prossimo. Per informazioni e per la richiesta del modulo di partecipazione alla selezione ci si dovrà rivolgere a:

Dniela Daveri - Selezione Borse di Studio Fondazione Giovanni Armenise-Harvard e UGIS, Tel. 02.2965 2018 – Fax 02.2692 6818 – e-mail ddaveri@giovannigallazzi.com.


(Tratto da www.infocity.it)




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23 gennaio 2007

Le redazioni scompariranno, i giornalisti diverranno editori di se stessi

La parola a un ex giornalista oggi ricercatore alla all'MBA della Columbia di New York che non le ha mandate a dire sul blog di Severgnini "Italians": "entro pochi anni di giornalisti tradizionali ne rimarranno forse solo 10". Su Infocity ribadisce il concetto, parla delle nuove frontiere del reporting e dice: "Il nuovo giornalista dovrà essere un editore di se stesso, che riesca a creare un'idea di comunicazione da lanciare nella rete".

Lei ha fatto una scelta piuttosto coraggiosa, da giornalista è diventato un emigrante della conoscenza, un emigrante di lusso. Ci descriva la sua peripezia di successo.

Dopo la laurea in economia, per alcuni mesi ho lavorato come giornalista, e ho vinto il concorso per entrare alla Scuola di Giornalismo della RAI, nel biennio 2004/2006: una meta ambita da molti ragazzi. Mi interessavo di giornalismo economico, e scrivevo per due quotidiani nazionali. Lavoravo dalle nove del mattino all'una di notte, tutti i giorni. Ma il settore stava entrando in crisi: precariato a volontà e poco coraggio di sfruttare i nuovi media. Le prospettive di crescita erano poche, e dovevo chiedere aiuto finanziaro alla mia famiglia. Sono tornato alla Booz Allen Hamilton, la celebre società di consulenza strategica americana dove lavoravo prima del giornalismo. Da consulente, sono stato attivo soprattutto in progetti di consulenza politica e per le pubbliche amminsitrazioni. Ho scritto report sullo sviluppo economico dei Paesi, e ho steso programmi di governo per ministeri italiani ed esteri. Dopo due anni di lavoro, sono stato accettato all'Università Columbia di New York per un MBA, sponsorizzato dall'azienda.

Di cosa si occupa esattamente all'MBA della Columbia di New York?

MBA è l'acronimo di "Master in Business Administration", ed è un corso che prepara alla carriera di manager. Si possono scegliere delle specializzazioni in media, marketing, finanza, impresa sociale, leadership, imprenditorialità e altre ancora. Nel programma si possono inserire corsi dalle altre facoltà. L'ingresso è estremamente selettivo, e i due anni di programma richiedono una spesa tra i 120 e i 160mila dollari. Ma è un investimento.

Nel suo intervento sul sito "Italians" di Beppe Severgnini lei sostiene che "entro vent'anni, in Italia, ci saranno al massimo venti persone che faranno giornalismo a tempo pieno. Il resto sarà formato da blogger o altre forme di corrispondenza inventate dalla rete". Non le sembra di esagerare?

Lei mi sta intervistando da un computer, siamo a migliaia di chilometri di distanza, non ci siamo mai visti in faccia e soprattutto la comunicazione è gratis: lo avrebbe immaginato vent'anni fa? La mia stima è spietata, ma ci sono più fattori che la condizionano. Gli stipendi continueranno a scendere, e lavorare solo da giornalista non sarà sufficiente. Le nuove generazioni ricevono più notizie da internet, che dalla televisione. Le aziende di PR americane hanno attivato servizi di rassegna stampa sui blog. Il nuovo giornalista dovrà essere un editore di se stesso, che riesca a creare un idea di comunicazione da lanciare nella rete. I ricavi economici saranno l'indice del suo successo. Di giornalisti "tradizionali" ne rimarranno al massimo venti, abbastanza annoiati. Per ora, i siti web dei giornali italiani sono un'imitazione dei giornali cartacei; la rivoluzione si avrà quando il meccanismo sarà invertito: i giornali saranno delle stampate dei siti internet. Guardi il Wall Street Journal cartaceo: è pieno di link e mail. E' un trampolino per il sito web.

Ma si tratta in ogni caso di una previsione dovuta a quello che lei vede lì negli Usa?

YouTube e MySpace non sono semplici siti di video e foto: sono le forme più avanzate di comunicazione internet. Valgono miliardi di dollari. Il contenuto è fatto dal Web per il Web, e rispetto alla televisione non ha un "centro" che diffonde i messaggi a tutti, ma è una rete in cui ognuno è un piccolo centro. Il contenuto può essere pettegolo, interessante, parziale, inutile o utilssimo. Ma interverrà una selezione. I siti d'informazione del futuro saranno una via di mezzo tra le pagine Web attuali dei giornali e You Tube. E non serve essere in America per scoprirlo.

Dal suo punto di vista di ex giornalista e ora di studioso negli Usa, realmente, a cosa dovrebbe puntare un giovane che intende diventare giornalista?

Alle conoscenze umanistiche, dovrebbe unire quelle IT e di Marketing. Non basteranno più taccuino e spirito di osservazione. Bisogna creare un modello commerciale. Non sarà stabile quanto il contratto fisso, ma ci sarà più libertà. Ma solo per i più bravi. Inviterei anche a considereare altre carriere, perchè gli aspetti romantici della professione stanno scomparendo. E' su questi che si basa molto del fascino del giornalista. Se la passione è quella di scrivere, si può farlo anche da ingegnere o vigile del fuoco. Basta aver qualcosa da scrivere: è l'aspetto più difficile, e il giornalismo non colma questa lacuna. Da consulente ho appena pubblicato un libro "Lavorare è un lusso" (www.progettocultura.it), e ne sto concludendo un secondo, "L'Impero Sottile". Da giornalista non ci sarei riuscito.

E a cosa dovrebbe puntare un giornalista freelance, che già possiede una professionalità?

Un buon modello può essere quello di "Kevin Sites in the Hot Zones" (http://hotzone.yahoo.com/ ) , reporter di guerra che scrive, filma e fotografa per Internet. In generale, consiglierei di spendere molto tempo a studiare il mercato, per capire in quali settori c'è richiesta. In Italia ci sono pochi giornalisti esperti in affari militari e finanza, per esempio.

Serve studiare da giornalista?

Non esiste una risposta assoluta a questa domanda, ma alcuni punti sono chiari. Ogni anno centinaia di persone diventano giornalisti professionisti, e le Scuole di Giornalismo sono presenti in quasi tutte le regioni. Si sta creando un nuovo mostro, il giornalista professionista senza curriculum: caro da contratto e con tante esperienze sparse. Sono figure difficili da inserire in una redazione. Per evitare tutto questo, chi fa un praticantato si deve specializzare: economia dei derivati, montagna, tinte per capelli, reportage fatti con due centesimi. Occorre legare il proprio nome a un servizio specifico. Senza dimenticare che il mercato è in calo.

Vi sono chance per giornalisti italiani negli Stati Uniti?

Se si vuole lavorare per media americani, bisogna partire dall'alto, frequentando una Scuola di Giornalismo di punta. Magari alla Columbia. Se poi va male, c'è anche il doppio diploma: Giornalismo e MBA. Tanto per avere una via d'uscita. stefanocasertano@gmail.com

(Tratto da www.infocity.it)




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