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24 marzo 2007

Partanna: una cittadina “incastonata nella storia”

“Viaggiare – ha detto Cartesio – è quasi come parlare con uomini di altri secoli”. E noi, nel corso di questi mesi, attraverso reportage come questo, ne abbiamo incontrati tanti. Siamo stati in ambienti naturali di superba bellezza, abbiamo visitato luoghi dove popoli hanno vissuto, amato, mangiato, dormito, lavorato e adorato i loro dei. Vi abbiamo raccontato le loro leggende e le loro battaglie, le canzoni e i proverbi. E visto l’enorme successo che ha riscosso la rubrica, abbiamo deciso di continuare le nostre escursioni in giro per la Sicilia. Continueremo a viaggiare e a scoprire le pietre che cantano storie del passato.

La protagonista del giorno è Partanna, una cittadina “incastonata nella storia”.

Il primo nucleo sorse in seguito all’invasione araba in Sicilia. Come tutti i casali sorti in età araba si pensa fosse formata da un gruppo di case, prospicienti l’un l’altra e senza alcuna difesa muraria. In seguito, forse per maggiore sicurezza, il casale cominciò a spostarsi lentamente verso la vicina collina sulla quale, in alto, venne edificata una torre di guardia, a difesa dell’abitato e di tutto il territorio circostante.

Dopo il terremoto del ‘68 poco è rimasto di medievale tant’è che il vecchio abitato è stato quasi interamente ricostruito. Le contrade di Partanna sono, comunque, ricchissime di testimonianze preistoriche; in pieno centro storico sono state rinvenute due tombe dell’età del Rame e tre capanne dell’età del Bronzo; ma è sicuramente il sito neolitico di Contrada Stretto, posto sul versante destro del fiume Belice, a rappresentare una delle più inquietanti scoperte preistoriche degli ultimi anni in Sicilia. E’ come se il territorio di Partanna fosse antropizzato da sempre.

Il Museo, adibito all’interno, custodisce circa tremila reperti che danno solo un’idea di quanto forte e significativa sia stata la frequentazione umana nel territorio durante tutto il periodo preistorico.

Dopo le bacheche dei reperti neolitici provenienti dai fossati, proseguiamo la visita di reperti dell’età del rame, dell’antica e media età del bronzo fino all’età del ferro. Grazie a questo piccolo ma ricco museo è possibile ripercorrere alcune delle più importanti tappe della storia. Infine una piccola sezione è dedicata alla penetrazione greca nel territorio.

Qui il turismo non può che essere culturale. Non ci sono grandi discoteche o sfavillanti locali, è una cittadina tranquilla famosa per i suoi belvedere.

La seconda domenica di ogni mese si può visitare la fiera del bestiame dove si troverà ogni genere di animale; e in estate per gli amanti della musica jazz, dentro il Castello, si può assistere alle esibizioni di artisti di fama internazionale.

Vi sembrano dei buoni motivi per venirci a trovare e trascorrere qui le vacanze?




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14 marzo 2007

Contessa Entellina, deliziosa cittadina, scenario di alcuni episodi del Gattopardo di Tomasi di Lampedusa

Contessa Entellina: un piccolo grande angolo di storia e tradizione

 

Tra gli appuntamenti estivi, la vendemmia notturna ha assunto ormai le caratteristiche del “rendez vous” di costume diventando un evento di grande richiamo e suggestione

 

Questo delizioso paesino agricolo, a 60 chilometri da Palermo, si sviluppa attorno le pendici settentrionali del Monte Genuardo, il complesso monastico più grande della Sicilia, con una superficie di ben settemila metri quadrati.
La cittadina fu resa celebre dallo scrittore siciliano Giuseppe Tomasi di Lampedusa che ne ha costituito lo scenario di alcuni episodi del Gattopardo.

Storicamente la città si formò nei pressi  di un preesistente casale denominato Contessa quando, nella prima metà del XIV secolo, vi emigrò un gruppo di greco - albanesi. Il casale fu di proprietà di alcune famiglie nobili fino ad esser definitivamente affidato agli albanesi che hanno avuto il merito di ricostruire e ripopolare tutta la zona. La seconda parte del nome fu aggiunta verso la fine del 1800 prendendo spunto dalla città di Entella, antica città elima distrutta agli inizi del 1200. Degli Elimi si conosce ancora ben poco; si pensa sia stata una popolazione di origine egea dedita all’agricoltura e alla coltivazione della vite.

In questo caratteristico paesino, ricco di storia e natura, gli abitanti parlano tuttora l’albanese. Una lingua radicata ancora oggi quindi, se si pensa che nella Chiesa Madre viene celebrata la santa messa secondo il rito greco; la Chiesa di S. Maria delle Grazie delle Favare conserva invece l’antico rito latino. Anche le indicazioni stradali sono riportate oltre che in italiano in greco.

Contessa Entellina, paese di duemila anime, merita una accurata visita turistica grazie alle varie manifestazioni sacre legate alla Settimana Santa (simili a quelli della cultura albanese), ai vari monumenti ed ai siti presenti nell’ambiente circostante la città stessa. La Chiesa Madre, dedicata a San Nicolò di Mira è di origine cinquecentesca e si presenta con l’imponenza delle sue tre navate e delle varie cappelle laterali. L'altra chiesa cittadina è quella dedicata a Maria Santissima Immacolata, d’origine settecentesca. Tra le località interessanti, da menzionare è sicuramente la Rocca di Entella (sede dell’antica città) la cui cima rocciosa permette di ammirare la valle del Belice sinistro. All’interno della stessa Rocca si apre poi la Grotta di  Entella, la cui presenza ha motivato la creazione di una riserva naturale. La grotta, generata da fenomeni di carsismo che interessano tutta la zona, ha un aspetto particolarmente suggestivo per la presenza di cristalli di gesso e stalattiti. Gli appassionati naturalisti non si lascino sfuggire l’occasione di vedere i numerosi rapaci che vivono nella riserva.

Una rilevante manifestazione, all’interno del calendario contessiota, è la festa della Madonna della Favara che si svolge nel mese di agosto, durante la quale i fedeli dei due riti cattolici, quello latino e quello greco, si uniscono in un’unica congregazione per la celebrazione eucaristica.

E poi, impossibile non citare tra gli avvenimenti, la vendemmia notturna di Contessa Entellina, entrata ormai nella storia dell’enologia italiana e dei più importanti paesi produttori. Tra i vigneti di Contessa Entellina, infatti, c’è la tenuta di Donnafugata dove, ormai da cinque anni, si vendemmia di notte, al chiaro di luna…; l’uva è rigorosamente raccolta a mano, come si faceva un tempo, prima che la meccanizzazione prendesse il sopravvento. Un’iniziativa portata avanti dalla famiglia Rallo, erede di una tradizione che cominciò a Marsala, dove l’Azienda ha le antiche cantine, centocinquanta anni fa. Giacomo Rallo, insieme alla moglie Gabriella  ed ai figli Josè ed Antonio, ha dato vita ad una realtà produttiva in costante evoluzione. “Uve che si vinificano meglio – dice Antonio Rallo – perché non subiscono forti stress termici in refrigerazione per raggiungere la temperatura ottimale per la pressatura soffice a 10/12 gradi”.

Raccogliere l’uva di notte, quando la temperatura scende di circa dieci gradi rispetto alle ore del giorno, vuol dire insomma risparmiare energia nel raffreddamento artificiale di uve e mosti; soprattutto vuol dire ridurre i rischi di fermentazioni indesiderate e trattenere i profumi e gli aromi tipici dell’uva che l’eccessivo calore tende a disperdere. C’è in questa azienda una concezione moderna del marketing. Grande attitudine a produrre vini di qualità, abile ingegno a commercializzarli in Italia e all’estero. Innovazione ma anche tradizione.

Spettatori della vendemmia notturna anche quest’anno giornalisti, tecnici ed esperti.

Diversi dunque i motivi per visitare una delle cittadine più originali e genuine della Sicilia occidentale, da sempre terra luminosa e sorridente che seduce, col suo clima,  le manifestazioni, il folclore, l’artigianato e le curiosità, ogni viandante che mette piede in questo triangolo rosso e dorato, incastonato nel mezzo del Mediterraneo.

 




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5 febbraio 2007

Campobello di Mazara, un paese in provincia di Trapani. Conoscete?

Continuiamo il nostro viaggio per l’entroterra siciliano ed è la volta di Campobello di Mazara. Un territorio che, nel suo assetto urbanistico, ricorda le cittadine della costa nord africana caratterizzate da case basse con cortili e giardinetti. Appena arrivati ci soffermiamo in Porta Garibaldi, il cuore del paese. Nel corso della passeggiata per il centro, lo sguardo si posa sulle tre navate della Chiesa Madre. Entriamo… Ecco lo splendido crocifisso: “uno dei più importanti capolavori del celebre artista francescano Fra Umile Di Pietralia” puntualizza Don Gaetano, parroco della chiesa. Ci avviciniamo al dipinto raffigurante le Anime Purganti e ancora più avanti la Madonna delle nevi. “Entrambi del pittore Lo Iacono di Palermo”, precisa il parroco. Da vedere è sicuramente la bella Torre degli orologi, alta una ventina di metri e caratterizzata da un quadrante per lato. A tre chilometri da Campobello un patrimonio archeologico unico al mondo: le Cave di Cusa che servirono ai selinuntini per le loro costruzioni. Immediatamente ulivi, mandorli, fichi, cascate di capperi sulle rocce accoglieranno i visitatori che, come noi, si ritroveranno catapultati indietro nel tempo, nel momento fatale quando il lavoro venne bruscamente interrotto dagli operai, forse per l’arrivo delle truppe cartaginesi che avrebbero distrutto la città. Oggi si possono ancora individuare i segni circolari che indicano il punto in cui sarebbe iniziato lo scavo. Nessuna foto è in grado di trasmettere la contrapposizione fra la tranquillità del luogo, con i suoi odori e colori campestri e l’immediato senso di movimento, di frenesia. Sembra che tutto sia stato abbandonato all’improvviso, durante il lavoro, e attenda una ripresa ancora oggi, dopo quasi tremila anni. Gli amanti del mare potranno tuffarsi nel limpido mare della spiaggia di Tre Fontane. E per i più intraprendenti c’è la spiaggia rocciosa di Torretta Granitola dove si elevano due antiche torri di avvistamento. Qui si potrà fare pesca subacquea e riscoprire i ricchi fondali. Nella tradizione campobellese caratteristico è il rito di San Giuseppe, protettore dei poveri, degli orfani e delle ragazze, a cui i credenti allestiscono l’altare per rendere onore al santo. Il 19 marzo, giorno del rito, contiamo di esserci anche noi. Allora… arrivederci a Campobello!




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4 febbraio 2007

Un viaggio nei luoghi più amati e meno conosciuti della provincia di Trapani

Che progetti avete per le vostre prossime vacanze? Volete vestire i panni del giovane Indiana Jones avventurandovi per luoghi incontaminati a caccia di reperti? O preferite il mare e una spiaggia tranquilla dove rilassarvi sotto l’ombrellone? Quello che vi proponiamo nelle prossime settimane è un viaggio nei luoghi più amati e meno conosciuti della provincia di Trapani. Protagonista della nostra prima escursione è Castellammare del Golfo.

Rocce che cadono a picco, scogli, stupende insenature, calette e grotte accessibili solo dal mare fanno da cornice ad un mare limpido e pescoso. Entriamo nel cuore della Castellammare antica, in piazza Matrice. Qui non possiamo che restare affascinati dalla Chiesa Madre che risale al 1726. Dedicata a Santa Maria del Soccorso, protettrice della città, custodisce affreschi settecenteschi di Giuseppe Tresca raffiguranti episodi del Vecchio Testamento, un’acquasantiera del seicento in marmo rosso e la statua in maiolica della Madonna del Soccorso. Usciamo dalla chiesa e continuiamo la nostra escursione. In una piazza di via Ponte Castello ecco la cinquecentesca chiesetta della Madonna del Rosario, detta “di l’agnuni” (cioè “del cantuccio”), con il portale decorato da un bassorilievo raffigurante la Madonna col bambino. Ancora storia con il Castello che si eleva su un piccolo promontorio al fianco del porto. Fino al XIV secolo era collegato al resto dell’abitato attraverso un ponte levatoio. Castellammare, oltre all’interessante tuffo nella storia, permette, con le sue  magnifiche spiagge e la morbida sabbia dorata, di fare bagni di sole e di mare. E poi discoteche, pizzerie, ristoranti e rosticcerie a non finire.

Una cittadina quindi viva e colorata, ricca di storia e tradizione. Raggiungiamo il caratteristico porto dove troviamo le variopinte barche dei pescatori.. Chi canticchia, chi ripara le reti da pesca e chi ci racconta, orgoglioso, di quanto è bella Castellammare, soprattutto in estate, ad agosto, quando si festeggia la matrona.

Scenario della manifestazione estiva la superficie del mare dove migliaia di lumini galleggiano nel buio della notte. Prima di andare facciamo un salto nel piccolo borgo rurale di Balata di Baida dove le famiglie che vi abitano sono dedite a lavorazioni artigianali. Sui muri, vicino alle porte, sono appesi lunghi grappoli di pomodori che seccheranno sotto il caldo siciliano e che si manterranno per mesi per le abbuffate invernali. Qui potremo assistere nel periodo natalizio a uno spettacolo d’eccezione: il presepe vivente. Potremo ammirare le rappresentazioni di mestieri ed attività domestiche, ormai scomparse, ricostruite con attrezzi e costumi d’epoca. La gente del borgo  ricompone gli ambienti spargendo i profumi e proponendo i sapori di un passato che tende a scomparire. Gli attori sono tutti rigorosamente non professionisti, fanno parte di una comunità laboriosa ed intraprendente, nella quale è ancora possibile trovare le genuinità di coloro che, non perdendo le proprie radici culturali, riescono a conservare il senso e la solidarietà della borgata.  

Con le immagini di Balata di Baida e della meravigliosa Castellammare, vi diamo appuntamento alla prossima settimana, con nuove ed interessanti escursioni. Che dirvi ancora… Buon viaggio!




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6 ottobre 2006

Il cammino di Santiago. Chi di voi ha fatto questa esperienza?

Un lungo bastone, un tascapane, un berretto e un pesante mantello, era l'abbigliamento dei "peregrinos" che dal IX secolo fino a qualche anno fa percorrevano il Cammino di Santiago. Oggi, benché non ci siano più obblighi in tal senso, il viaggio resta così come lo è stato per secoli, un lungo pellegrinaggio alla ricerca di se stessi e, spesso, della fede perduta. Un calvario di 800 chilometri che può essere percorso a piedi, in bicicletta o a cavallo.

Il vero "pellegrino" è comunque chi sceglie di fare a piedi il tragitto. Ecco perché questi viandanti devono pianificare in ogni dettaglio il lunghissimo viaggio. Prima di tutto è opportuno indossare calze e scarpe adatte al percorso, sempre diverso e spesso accidentato. Un paio di scarpe da trekking superleggere e due o tre paia di calze anti vescica saranno estremamente utili. Meglio fare il Camino nei mesi primaverili o nel primo autunno, prima comunque delle piogge invernali (gli spagnoli però preferiscono l'inverno).

Lo zaino non dovrà pesare più di un decimo del proprio peso (8 chili di abbigliamento per 80 di peso corporeo). Il che vuol dire che il viandante dovrà portare a spalla, per quattro o cinque ore al giorno, il suo guardaroba e che una volta giunti negli "albergue", dopo marce forzate che vanno dai 20 ai 40 chilometri, sarà necessario fare il bucato. Non è possibile altrimenti: un bagaglio pesante è la causa prima, insieme alle vesciche ai piedi, del fallimento della "missione".

La sofferenza è ripagata dalla possibilità di attraversare territori ricchi di testimonianze artistiche, di sapori intensi (si consiglia il polpo piccante e la paella) di valenze simboliche e di paesaggi affascinanti: dalla Spagna celtica a quella cristiana, dai Pirenei all'Atlantico, dalla lirica provenzale ad Hemingway, dalle gesta di Orlando a quelle di El Cid Campeador.

Ognuno dei pellegrini dovrà tenere il "suo passo". Nessuno ha fretta. I percorsi che portano verso la cattedrale di Santiago de Compostela sono tanti. Uno dei più gratificanti è quello reale francese con partenza dalla collegiata di Roncisvalle, dove si otterrà la benedizione e la "credencial de el peregrino", un certificato dove saranno applicati i "sellos", timbri che danno diritto alla "Compostela", una "laurea" in latino che documenterà la fatica.

Attraverso i minuscoli, verdissimi e gradevoli villaggi della Navarra si giunge a Pamplona e Puente La Reina, un città dal sapore medioevale. Un'altra sgambata ed ecco Estella, chiamata anche la Toledo del nord, con la residenza signorile dei Re di Navarra, le chiese di San Pedro, San Miguel, l'eremo di Rocamador e del Puy. La peregrinazione prosegue fino a Santo Domingo de la Calzada nella cui cattedrale sono ancora accolti un gallo ed una gallina a memoria di un antico miracolo.

Poi ecco Astorga, dove il cammino francese incrocia la "via de la plata", un altro pellegrinaggio per chi proviene dal Portogallo, da qui si varca la valle del Silenzio per Rabanal, Crus de Ierro, Ponferrada, con il massiccio e elegante castello dei templari e da ultimo ecco la verde Galizia. Lasciato Palais do Rei, si va avanti fino a Melide, Arzua e, dopo l'ultima ascesa al monte do Gozo, sarà possibile avvistare le torri della cattedrale di Santiago de Compostela e tornare sgomenti alla vita di tutti i giorni.

La spese da sostenere, tenendo conto che negli "albergue" non si paga più di 5 cinque euro al giorno e che in ogni ristorante si potrà chiedere il menù del pellegrino, è piuttosto contenuta. Il viaggio andata e ritorno per Madrid, può costare da 180 ai 280 euro, a seconda della compagnia aerea che si intende scegliere. Interessanti le proposte della Ryanair: il vettore inglese propone il volo Roma - Santiago de Compostela a prezzi veramente vantaggiosi.
Chi di voi ha fatto questa esperienza?




permalink | inviato da il 6/10/2006 alle 15:52 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa

6 ottobre 2006

Alla Galleria degli Uffizi

Non si può visitare Firenze, una delle più belle città d'arte italiane, senza fare un salto alla Galleria degli Uffizi. Se il capoluogo toscano è un'esposizione artistica a cielo aperto, il suo museo è sicuramente uno scrigno con un numero di opere d'arte che raramente trovano confronto al mondo. La raccolta di dipinti che affollano le stanze del grande edificio, costruito tra il 1560 e il 1580 su progetto di Giorgio Vasari, lascia senza fiato. Tanto da esporre i più sensibili al rischio della sindrome di Stendhal che, non per niente, trova la sua origine e la sua denominazione a Firenze. Qui, infatti, il famoso scrittore francese ne avvertì i sintomi: tachicardia, capogiro, vertigini, confusione e anche allucinazioni davanti a opere d'arte maestose, incomparabili e raggruppate in spazi limitati.

Specialmente le raccolte di quadri del Trecento e del Rinascimento vantano opere di valore assoluto. Basta pensare a nomi come quelli di Giotto, Simone Martini, Piero della Francesca, Beato Angelico, Filippo Lippi, Botticelli, Mantegna, Correggio, Leonardo, Raffaello, Michelangelo e Caravaggio, per rendersene conto. Imperdibili anche le collezioni dei pittori tedeschi, olandesi e fiamminghi, come Dürer, Rembrandt e Rubens. Uniche nel loro genere la raccolta degli autoritratti e quella dei disegni e delle stampe.

Le origini - La Galleria degli Uffizi trova le sue origini nel 1560, quando Cosimo I De' Medici commissiona all'architetto Giorgio Vasari un progetto per la costruzione di un palazzo per accogliere gli uffici amministrativi e giudiziari dello Stato fiorentino. Il primo vero nucleo della Galleria viene creato dal granduca Francesco I, figlio di Cosimo. Viene poi arricchita, gradatamente, dal contributo di numerosi esponenti della famiglia Medici, mecenati e appassionati collezionisti di dipinti, sculture e oggetti d'arte. In seguito viene messa in ordine e valorizzata dai Lorena e dallo Stato italiano.

Come arrivare - Giungere agli Uffizi è semplicissimo qualunque sia il mezzo utilizzato. Chi atterra all'Amerigo Vespucci, l'aeroporto di Firenze, può prendere direttamente la navetta e scendere alla stazione di Santa Maria Novella. Ovviamente a tale destinazione devono arrivare anche coloro che scelgono il treno. In auto è possibile portarsi fino al parcheggio della stazione. All'interno del perimetro urbano si può raggiungere il museo utilizzando il bus numero 23.

I giorni e gli orari di apertura - Gli spazi museali sono aperti da martedì a domenica, dalle ore 8,15 alle 18,50. Chiusura: tutti i lunedì, Capodanno, 1° maggio e Natale.


Ingressi gratuiti
- L'accesso è gratuito per i minorenni, per i gruppi di insegnanti e studenti, per i giornalisti italiani, per gli accompagnatori di portatori di handicap e per gli anziani al di sopra dei 65 anni (ciò vale anche per i cittadini comunitari).




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19 settembre 2006

Castellammare del Golfo

Che progetti avete per le vostre prossime vacanze? Volete vestire i panni del giovane Indiana Jones avventurandovi per luoghi incontaminati a caccia di reperti? O preferite il mare e una spiaggia tranquilla dove rilassarvi sotto l’ombrellone? Oppure, essendo tipi solitari, scegliete la natura aspra e incontaminata della montagna? Quello che vi propongo in questa rubrica è un viaggio (anzi dei viaggi!), nei luoghi più amati ma anche meno conosciuti della Sicilia. Comincerò con la provincia di Trapani. Protagonista della nostra prima escursione è Castellammare del Golfo.

 

Rocce che cadono a picco, scogli, stupende insenature, calette e grotte accessibili solo dal mare fanno da cornice ad un mare limpido e pescoso. Entriamo nel cuore della Castellammare antica, in piazza Matrice. Qui non possiamo che restare affascinati dalla Chiesa Madre che risale al 1726. Dedicata a Santa Maria del Soccorso, protettrice della città, custodisce affreschi settecenteschi di Giuseppe Tresca raffiguranti episodi del Vecchio Testamento, un’acquasantiera del seicento di marmo rosso e la statua in maiolica della Madonna del Soccorso. Usciamo dalla chiesa e continuiamo la nostra escursione. In una piazza di via Ponte Castello ecco la cinquecentesca chiesetta della Madonna del Rosario, detta “di l’agnuni” (cioè “del cantuccio”), con il portale decorato da un bassorilievo raffigurante la Madonna col bambino. Ancora storia con il Castello che si eleva su un piccolo promontorio al fianco del porto. Fino al XIV secolo era collegato al resto dell’abitato attraverso un ponte levatoio. Castellammare, oltre all’interessante tuffo nella storia, permette, con le sue magnifiche spiagge e la morbida sabbia dorata, di fare bagni di sole e di mare. E poi discoteche, pizzerie, ristoranti e rosticcerie a non finire.

Una cittadina, quindi, viva e colorata, ricca di storia e tradizione. Raggiungiamo il caratteristico porto dove troviamo le variopinte barche dei pescatori. Chi canticchia, chi ripara le reti da pesca e chi ci racconta, orgoglioso, di quanto sia bella Castellammare, soprattutto in estate, ad agosto, quando si festeggia la matrona, Maria Santissima del Soccorso. Scenario della manifestazione estiva è la superficie del mare dove migliaia di lumini galleggiano nel buio della notte.

Prima di andare facciamo un salto nel piccolo borgo rurale di Balata di Baida dove le famiglie che vi abitano sono dedite a lavorazioni artigianali che ormai raramente si trovano anche nei centri minori. Sui muri, vicino alle porte, sono appesi lunghi grappoli di pomodori che seccheranno sotto il caldo siciliano e che si manterranno per mesi per le abbuffate invernali. Qui potremo assistere, nel periodo natalizio, a uno spettacolo d’eccezione, offerto dagli abitanti, tra le casupole e le balze del borgo rurale: si tratta del presepe vivente. Potremo ammirare le rappresentazioni di mestieri ed attività domestiche, ormai scomparse, ricostruite con attrezzi e costumi d’epoca. La gente del borgo ricompone gli ambienti spargendo i profumi e proponendo i sapori di un passato che tende a scomparire. Gli attori sono tutti rigorosamente non professionisti, fanno parte di una comunità laboriosa ed intraprendente, nella quale è ancora possibile trovare le genuinità di coloro che, non perdendo le proprie radici culturali, riescono a conservare il senso e la solidarietà della borgata.  

Con le immagini di Balata di Baida e della meravigliosa Castellammare, vi dò appuntamento al prossimo post, con nuove ed interessanti escursioni. Che dirvi ancora… Buon viaggio!




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