29 novembre 2011
ICT. Intervista a Fiorello Cortiana, promotore di Wikitalia, una «mobilitazione dell’intelligenza collettiva»
http://www.youtube.com/watch?v=lc7XR_sYvOc
Siamo con Fiorello Cortiana, impegnato da anni nella società della conoscenza e nel settore ICT (Information and Communication Technology) e promotore di Wikitalia, una sorta di «mobilitazione dell’intelligenza collettiva».
Quando e come nasce il progetto? Soprattutto, cosa si propone?
Wikitalia nasce dalla constatazione dell’ignoranza digitale che pervade la classe dirigente parlamentare governativa. Tutta l’economia della conoscenza – che oggi attraversa sia settori maturi dell’industria ma anche i settori nuovi dei servizi della conoscenza – ha bisogno di una politica pubblica adeguata per vivere appieno le opportunità della globalizzazione per non declinarla come minaccia da ridurre ma come opportunità da cogliere.
Ricordiamo un paio di passaggi dello statuto di Wikitalia (www.wikitalia.it). Interessare l’agenda pubblica con una serie di proposte concrete relative all’Innovazione. Quella che è già stata messa in atto è quella sull’Open Data, quindi sull’accesso ai dati delle amministrazioni e il governo con il ministro Brunetta ha già fatto un’uscita in questo senso. Io non so quanto si tradurrà nella pratica ma mi sembra già significativo per ciò che si è prefissa Wikitalia. Decine di amministrazioni locali hanno aderito al progetto di Open Data e speriamo poi anche di Open Government, quindi di partecipazione pubblica informata in processi deliberativi.
C’è chi propone in rete elezioni via web, in quanto più facili e veloci. Quanto è realizzabile in tempi brevi una proposta del genere?
La tecnologia per farle c’è. Io avevo fermato la sperimentazione che si voleva fare nel 2006 perché era fatta senza sicurezza e senza accesso al codice sorgente e quindi potevano esserci delle porte posteriori che potevano dar luogo a manipolazioni. Utilizzando programmi a codice sorgente aperto e una serie di garanzie per la gestione è possibile non correre questo rischio. Io ero andato all’ambasciata americana per documentarmi sul caso di cui era stato vittima Al Gore che sarebbe stato presidente degli Stati Uniti, invece di Bush, e ne avrebbe guadagnato tutto il mondo.
Tu hai parlato spesso della rete come uno «spazio virale» piuttosto che come spazio virtuale.
Io non credo che la rete sia un elemento compensativo delle frustrazioni sessuali o compulsivo dello scaricare pirateria o contraffazioni. Credo piuttosto che la natura interattiva della rete la configuri come un’impresa cognitiva collettiva. La rete, in quanto tale e in quanto ‘disintermediata’, consente l’accesso potenziale ad ogni informazione ad ognuno di noi e si configura quindi come un’estensione dello spazio pubblico collettivo, il più grande spazio pubblico che l’umanità abbia conosciuto fino ad ora. In questo senso, credo che la rete abbia caratteristiche di «viralità». Una viralità dentro una dimensione pubblica che non sostituisce virtualmente la vita concreta ma crea una dimensione propedeutica alla relazione.
Quali sono le nuove figure lavorative di cui la Rete avrà sempre più bisogno?
La figura centrale, già oggi, è quella del facilitatore.
Qual è il suo compito?
E’ colui che connette, cioè colui che mette in relazione diversi tipi di esperienze e di conoscenze che hanno una coerenza tra loro e non sanno di esistere né come connettersi sulla piattaforma.
Un esempio?
Ne faccio due. Il primo riguarda i docenti. Un docente oggi non può far finta che a casa e negli intervalli non esista l’uso degli smartphone e tutto l’aspetto digitale. Non può far finta che non esista Wikipedia per preparare una lezione o un’interrogazione. La cosa più intelligente che potrebbe fare è facilitare la relazione tra un potenziale cognitivo così ampio da creare una paralisi contemplativa e la capacità del discente di costruire un percorso logico. Come quando entravamo in una grande biblioteca e dovevamo costruire in mezzo a ottomila libri una bibliografia utile per la tesi di laurea per esempio. Devo avere degli strumenti per costruire la bibliografia. Oggi questo vuol dire imparare a navigare, con tutte le potenzialità che ci sono. Il secondo esempio riguarda la Fiat 500. La Fiat decise per gli allestimenti interni di usare una relazione con suggerimenti, domande, necessità, attraverso la Rete. Dunque non ha solo fidelizzato una serie di persone ma, dal punto di vista industriale, ha fatto un allestimento che rispondeva già a delle necessità. Non lo doveva fare con gruppi campione, interviste o altro. Il facilitatore dunque è chi costruisce questa piattaforma di relazione e che mette in moto tutti i suggerimenti e i bisogni posti dal cittadino potenziale consumatore con tutti i tecnici delle singole filiere di produzione Fiat (costi, tempi, modalità, fattibilità). Il successo della nuova Fiat 500 lo ricordiamo ancora adesso.
Grazie per essere stato con noi di DailyBlog.it. Buon lavoro e buona conoscenza, affinché sia perenne.
Grazie e buon hackeraggio a tutti.
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